Il percorso europeo verso la finanza sostenibile, ha visto il rilascio di un corpo normativo articolato, nell’ambito del quale spicca la tassonomia che identifica le attività ecosostenibili, oltre a regolamenti e direttive sulla rendicontazione e su altri significativi aspetti del percorso del sistema economico verso la sostenibilità. Le società devono seguire linee guida per misurare gli impatti ambientali e pianificare la transizione ecologica per essere valutate da soci, investitori, regolatori e mercato.
Sebbene ci siano segnali positivi nell’applicazione delle normative sulla finanza sostenibile, c’è preoccupazione riguardo i limiti della tassonomia, ritenuti troppo ampi nella definizione di “sostenibile”, con l’inclusione di attività come gas e nucleare.
Con una lettera aperta indirizzata alla Commissione Europea, oltre 200 economisti hanno sollevato dubbi sull’efficacia dei modelli economici attuali nel contrastare i cambiamenti climatici, segnalando criticità riferibili alla preferenza per soluzioni di mercato. L’uso di un approccio puramente di mercato, come quello sostenuto dalla tassonomia e dall’intera strategia di finanza sostenibile dell’UE, potrebbe non essere sufficiente per affrontare le sfide attuali.
È ragionevole continuare a utilizzare modelli economici in cui gli impatti ambientali sono “esternalità” ovvero non vengono considerati nel ciclo economico? A calcolare costo e rendimento degli investimenti da fare ma non il costo, spesso enormemente maggiore, legato all’inazione rispetto alle limitazioni planetarie incombenti?
È necessario, suggerisce la lettera, considerare interventi normativi più vincolanti per ridurre l’uso dei combustibili fossili e per gli investimenti ecologici.
È essenziale aggiornare i modelli economici utilizzati per prendere decisioni politiche all’altezza delle complesse sfide della policrisi ambientale, sociale, economica e geopolitica a livello mondiale.

