Trasparenza salariale in Europa: i nuovi obblighi della Direttiva (UE) 2023/970 e la situazione italiana

Il 10 maggio 2023 è stata approvata in via definitiva dal Parlamento europeo la Direttiva sulla trasparenza salariale nell’UE (n. 970 del 2023), che rappresenta un punto di svolta fondamentale nel contrasto alla diversità di genere in Europa.


La Direttiva, le cui regole sono entrate in vigore il 7 giugno 2023, è stata introdotta con l’obiettivo di ridurre il gender pay gap europeo (attualmente di circa il 13%) rafforzando l’applicazione della parità retributiva tra uomini e donne a parità di lavoro attraverso l’imposizione della trasparenza salariale e la denuncia dei divari retributivi esistenti.
Le principali misure previste sono:

  • Divieto del segreto salariale – tutti i lavoratori hanno il diritto, anche prima dell’assunzione, di chiedere e ricevere informazioni complete sulla retribuzione della categoria di lavoro propria o di altri (livelli retributivi individuali e medi, suddivisi per genere) e di divulgarle liberamente.
  • Introduzione di sistemi di valutazione professionale e posizioni lavorative aperte neutri sotto il profilo di genere – i processi di assunzione devono essere condotti in maniera non discriminatoria.
  • Obbligo di segnalazione e adozione di misure correttive per le aziende con più di 100 dipendenti in caso di presenza di un divario retributivo di genere non giustificato superiore al 5%.
  • Introduzione di sanzioni per i datori di lavoro che non rispettano le regole e possibilità di richiesta di risarcimento da parte dei lavoratori.
  • Trasferimento dell’onere della prova dal lavoratore al datore di lavoro con riferimento alle questioni relative alla retribuzione.


La situazione in Italia


L’Italia, al pari degli altri Stati membri dell’Unione, dovrà recepire entro il 7 giugno 2026 la Direttiva sulla trasparenza salariale, la cui adozione introdurrà importanti cambiamenti nel nostro mercato del lavoro, nonostante le novità già introdotte in materia dalla legge n. 162/2021 che ha esteso l’obbligo di redigere un rapporto sulla situazione del personale femminile e maschile alle imprese con più di 50 dipendenti e introdotto la certificazione sulla parità di genere.
Quest’ultima, ottenibile ai sensi della UNI/PdR 125:2022, rappresenta ad oggi il miglior strumento operativo a disposizione delle organizzazioni per poter contribuire al fine ultimo della Direttiva, anticipandone le imposizioni, attraverso l’introduzione e il mantenimento di un sistema di gestione per la parità di genere in azienda. Tra gli aspetti oggetto del sistema configurano infatti:

  • l’introduzione di procedure atte a prevenire la disparità di genere durante le fasi di selezione e assunzione;
  • l’equità salariale e la garanzia di trasparenza sulle politiche retributive adottate.

Vuoi sapere a che punto è la tua azienda in relazione all’ottenimento della certificazione sulla parità di genere secondo la UNI/PdR 125:2022? Compila il nostro breve form cliccando qui!
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